Caporale Firmo BONOMI

ex Aviere

277° Reggimento – III Battaglione 11ª Compagnia

di Giuseppe Bonomi e Margherita Zubbiani

nato a Lumezzane - Brescia 06.01.1915

Disperso il 31.1.1943 in località non nota

BREVE STORIA DI MIO NONNO FIRMO BONOMI

Mio nonno, Firmo Bonomi, nasce il giorno dell'Epifania del 1915 a Lumezzane, figlio di Giuseppe e Margherita Zubbiani.

A 21 anni nel Giugno del 1936 si presenta alla visita di leva. Ha il titolo di studio di quinta elementare e di professione è industriale. E' un bel ragazzo alto 1 metro e 67 centimetri, con capelli e occhi castani. Risulta rivedibile ma viene arruolato l'anno successivo a Febbraio del 1937 nella Regia Aeronautica presso l'aeroporto di Ghedi. A Luglio dello stesso anno viene promosso ad Aviere Scelto. A Febbraio 1938 viene infine congedato. Nell'anno successivo, tra fine Agosto e inizio Ottobre 1939, viene richiamato all'Aeroporto di Ghedi per un periodo di addestramento speciale. Nello stesso periodo, il 1° Settembre 1939, la Germania invade la Polonia, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Il 10 Giugno 1940 anche l'Italia entra in guerra e così, ad Ottobre, Firmo viene richiamato alle armi ed assegnato al 25° Rgt. Fanteria. Il 22 Giugno 1941 Hitler invade l'Unione Sovietica, con l'Operazione Barbarossa, e prevede, con una guerra lampo, di raggiungere Mosca in meno di due settimane. Avvisa l'alleato Mussolini, che era in vacanza a Riccione, il quale subito si offre di mandare truppe ad affiancare i tedeschi. Hitler rifiuta l'offerta e consiglia Mussolini di concentrare le sue forze in Africa. Inizia il lavoro diplomatico italiano e Hitler cede alla richiesta, chiedendo però conferma che le truppe siano “autotrasportate” in modo da potere avanzare rapidamente nel territorio nemico in quanto in Uniona Sovietica i binari sono a scartamento ridotto e non possono essere utilizzati dai convogli italiani. La risposta di Mussolini è che le italiane divisioni sono “autotrasportabili”. A Luglio vengono inviati in Unione Sovietica 60.000 soldati con il Corpo di Spedizione Italiana in Russia (CSIR) composto dalle due Divisioni di Fanteria “autotrasportabili” Pasubio e Torino, e dalla Divisione di Bersaglieri Celere, l'unica ad essere “autotrasportata” perchè dotata di biciclette e motociclette. Le Divisioni raggiungono la Romania con 225 tradotte e proseguono a piedi verso il fronte. Per sopperire alla mancanza di automezzi viene aumentata la tappa quotidiana di marcia della fanteria da 18 a 40 chilometri al giorno. Le truppe italiane avanzano velocemente nel territorio russo però arriva l'inverno e i tedeschi non riescono a conquistare Mosca e Stalingrado che resistono. Hitler chiede a Mussolini ulteriori forze e nell'inverno 1941-1942 viene creato l'ARMIR (Armata Italiana in Russia). Al CSIR vengono così aggiunti il II Corpo d'Armata composto dalle Divisioni di Fanteria Ravenna, Sforzesca e Cosseria e dal Corpo Alpino composto dalle Divisioni Julia, Tridentina e Cuneense. Di rincalzo all'Armata segue infine la Divisione autonoma di Fanteria Vicenza. In totale l'ARMIR è composto da 222.000 soldati e 7.000 ufficiali. La 156a Divisione Fanteria Vicenza viene costituita il 10 Marzo 1942 composta da due Reggimenti, il 277° con sede a Brescia ed il 278° con sede a Bergamo. Inizialmente è previsto un impiego come Divisione di occupazione nella Francia meridionale. E' un gruppo eterogeneo composto da anziani reduci da ogni fronte, ex avieri ed ex marinai affiancati da giovani reclute della classe 1921. Essendo una Divisione con l'incarico di presidio delle zone occupate, l'equipaggiamento e l'armamento sono inadeguati a fronteggiare la guerra in prima linea e così, la Divisione Vicenza, viene scherzosamente soprannominata dagli alpini “Divisione Brambilla”. Ad inizio Agosto 1942 Firmo viene trasferito alla 156ª Divisione Fanteria Vicenza nel 277° Reggimento, III Battaglione, 11ª Compagnia Fucilieri e ha il grado di Caporale. Verso la fine di Settembre i convogli partono da Rovato, attraversano il Brennero, l'Austria, la Cecoslovacchia, ed il 5 Ottobre, Firmo raggiunge i territori in stato di guerra in Ucraina. Il 15 Ottobre la tradotta è a Kursk, in Russia. Poi ripiega verso sud rientrando di nuovo in territorio ucraino verso Har’kov ed infine, il 16 Ottobre, arriva a Kupjansk. La città è distrutta dai bombardamenti ed è controllata dai tedeschi. Il 24 Ottobre giunge l’ordine di ripartire. La nuova destinazione è Rubežnoe. Non vi sono mezzi di trasporto ed i soldati percorrono 130 chilometri a piedi. Il cibo è abbastanza buono, ogni giorno viene fornito caffè, 40 grammi di marmellata, 5 sigarette, 250 grammi di carne, 600 grammi di pane. Ai soldati viene fornito ulteriore abbigliamento per affrontare l'inverno: due paia di mutande di lana, quattro paia di calze, una maglia, un piccolo passamontagna, un sottocappotto di fustagno lanato, un cappuccio di tela per l’acqua e un altro paio di scarpe nuove, anche se non sono adeguate all'inverno russo. Rubežnoe è una città piuttosto piccola dell’Ucraina con giacimenti di carbone. Si dice che nella vicina foresta si nascondano oltre ventimila partigiani, favorevoli ai Sovietici. La prima settimana di Novembre arriva il freddo vero. Il termometro scende a -15°C. Il 17 Novembre nevica per la prima volta. Il 2 Dicembre la Divisione Vicenza riceve l’ordine di dirigersi verso il fronte nei dintorni di Rossoš'. La linea del fronte sul fiume Don è lunga circa 300 Km, a nord c'è l'Armata Ungherese e a sud quella Rumena. Data l'eccezionale lunghezza del fronte tutta l'ARMIR viene schierata sul Don, un soldato ogni sette metri, lasciando completamente scoperte le retrovie. L'11 Dicembre la Divisione Vicenza viene assegnata al Corpo d'armata Alpino ed il 16 Dicembre, a causa della delicata situazione verificatasi sul fronte del Don, viene trasferita a sud di Pavlovsk, nella zona prima occupata dalla Julia, tra le Divisioni Tridentina e Cuneense. Il III Battaglione viene assegnato in seconda linea alla Cuneense in località Topilo, una grande boscaglia con un centinaio di isbe. Il settore è tranquillo e i soldati vivono nelle “tane” scavate sottoterra per ripararsi dal freddo. Le attività di pattuglia vengono alternate da periodi di riposo protetti dal freddo nei sacchi a pelo.

Il 15 Gennaio inizia la grande controffensiva russa denominata Piccolo Saturno. Il comandante del III Battaglione, il Capitano Gherardini riceve l'ordine di spostarsi a Rossoš' per formare uno sbarramento all'infiltrazione di carri armati sovietici. Nel frattempo i russi hanno sfondato in due punti e si inizia a parlare di ripiegamento. Arriva il contrordine di partire il giorno seguente per Annowka. Il 16 Gennaio il Battaglione lascia Topilo con munizioni e viveri per cinque giorni. Dopo sette ore di marcia raggiunge Annowka congestionata di soldati tedeschi e italiani. Dal comando della Divisione Cuneense ricevono l'ordine che non possono sostare e di raggiungere l'abitato di Tchapajewa a circa due chilometri. E' in corso una grande controffensiva russa nel settore Ungherese a nord dell'ARMIR. Tchapajewa è un piccolo abitato di una settantina di isbe sulla strada per Rossoš' e i carri russi sono già entrati nella città. E' sera ed il paese è già occupato dai tedeschi, solo un'azione di forza da parte del comandante Gherardini consente agli uomini del III Battaglione di trovare un posto caldo per la notte. All'alba del 17 Gennaio colonne interminabili di automezzi tedeschi e italiani attraversano l'abitato, è iniziato il ripiegamento. L'umore degli uomini del Battaglione è buono, se ne stanno al caldo mangiando carne in scatola e gallette, pensando che il ripiegamento sia una questione di giorni. Alle 15,20 il comandante riceve l'ordine di predisporre il Battaglione a difesa dell'abitato, l'ordine è di resistere ad oltranza in attesa di nuove istruzioni. La coda della autocolonna è sfilata nella notte, dietro di loro ormai non c'è più nessuno. Il 18 Gennaio alle 16,00 ricevono un nuovo ordine di ritirarsi verso Popowka. Camminano nella neve tutta la notte cercando di orientarsi nella steppa. Un gruppo di esploratori li precede. Verso le 22,00 vengono sorpassati da una colonna di automezzi tedeschi, anche loro vanno verso Popowka. Solo nella tarda notte il Battaglione raggiunge finalmente l'abitato, ma solo dopo un'ora tutti i soldati riescono a sistemarsi al riparo delle isbe già occupate dai tedeschi che li hanno preceduti. All'alba del 19 Gennaio il comandante riceve l'ordine di sostituire, sulla linea difensiva che attraversa la strada appena fuori dall'abitato, i tedeschi in fuga. Il Battaglione rimane solo, ultima retrovia dell'Armata in ritirata. L'ordine è di rimanere fino a mezzanotte. Le Compagnie si alternano di guardia ma il freddo è così intenso, forse -40°C, che verso le 16,00 si contano già quindici congelamenti. La linea difensiva è costituita da buche scavate nella neve dove i soldati scrutano il buio sdraiati sopra i teli-tenda. Gli uomini delle varie Compagnie si alternano con cambi regolari per riposarsi al caldo nelle isbe. Alle 20,00 il comandante riceve il nuovo ordine di allungare la linea difensiva su un fronte di oltre due chilometri. Questo vuole dire impegnare tutte le Compagnie sulla linea difensiva senza possibilità di avere cambi di riposo. L'ordine è tassativo si tratta di resistere altre quattro ore per permettere alla Divisione di ritirarsi, a mezzanotte in punto potranno procedere in ritirata per raggiungere le retrovie della colonna. Alle 23,15 vengono avvistati i russi, sono molti e sembra vogliano accerchiare la linea difensiva. Il comandante manda ad avvisare le Compagnie di ritirarsi senza fare rumore dalla linea difensiva e ripararsi dietro le case e invia un ufficiale a richiedere rinforzi. Ma i russi hanno ormai aggirato la linea difensiva e dopo pochi minuti iniziano le prime raffiche dei parabellum russi, le temibili armi che gli italiani chiamano Parabellum, mentre i nostri uomini si difendono con il Moschetto 91, la sigla indica l'anno di progettazione ovvero il 1891. Nel frattempo l'ultima Compagnia superstite, non schierata sulla linea difensiva, con due mitragliatrici Breda 37 difende l'abitato permettendo a qualcuno di scappare e salvarsi. Il comandante dopo tre o quattro giorni allo sbando nella steppa raggiunge le retrovie della colonna in ritirata. Conta i superstiti, nella battaglia di Popowka sono morti cinquecento uomini, due terzi del Battaglione. L'Armata proseguirà la ritirata e solo una parte dei 222.000 uomini dell'ARMIR riuscirà ad uscire dall'accerchiamento e a salvarsi il 26 Gennaio con la battaglia di Nikolajewka. Molti moriranno in battaglia, di freddo e di fame in quei tragici dieci giorni di ritirata. Moltissimi, fatti prigionieri, moriranno di stenti nelle marce forzate e nei campi di prigionia. Il numero dei ragazzi, morti o dispersi, che non hanno fatto ritorno dal Fronte Russo è di circa 100.000.

La Divisione Vicenza partita ad Ottobre 1942 con 10.446 uomini, verrà sciolta il 15 Maggio 1943 per le perdite subite. Con i suoi 7.760 dispersi, caduti e prigionieri è la Divisione che ha subito le più gravi perdite nella Campagna di  Russia da cui verrà chiamata la  Divisione Fantasma.

Dal verbale di Irreperibilità mio nonno Firmo risulta scomparso nella terza decade di Gennaio 1943 in occasione di un combattimento sul Don. Sul Foglio Matricolare risulta disperso in data 23 Gennaio 1943, probabilmente la data in cui il comandante del Battaglione, dopo la battaglia di Popowka, raggiunge la colonna in ritirata e riesce a fare l'appello dei superstiti. Mio nonno però non risulta presente in nessun elenco russo di prigionieri ed è quindi presumibilmente morto in battaglia a Popowka nella notte tra il 19 e 20 Gennaio.


NOTA: La breve storia sopra riportata è ricostruita grazie alle date riportate nel Foglio Matricole, nel Verbale di Irreperibilità, ed in base ai racconti narrati dal comandante del III Battaglione (“Morire giorno per giorno” di Gabriele Gherardini) e di altri soldati dello stesso Battaglione di appartenenza (“La casa con lo steccato azzurro – Storia di Agostino Giorgetti” www.divisionevicenza.it). Le note sugli eventi storici della Campagna di Russia sono riportate grazie alle informazioni del “L'Armata scomparsa” di Arrigo Petacco. Le annotazioni sulla storia della Divisione Vicenza sono tratte da “Breve storia dei quattordici mesi di vita della Divisione di Fanteria Vicenza” www.divisionevicenza.it

Della stessa compagnia:

S.Ten. Medico Leonardo ROSA cl.26.2.1916 (da Roccabernarda – Crotone)

III/277° Rgt.  –  11ª Compagnia fucilieri

Disperso il 31.1.43 in località non nota


Ciao nonno,

per non dimenticarti. Sergio


Articolo tratto dal Corriere della Sera dal titolo "Un nipote fa luce sulla fine di Firmo Bonomi"  del 17 marzo 2019

156° Divisione Vicenza
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156° Divisione Fanteria Vicenza