Fante Renzo MOSCONI (ex aviere) matricola 41685

di Enrico e Virginia Arnaboldi

278° Reggimento – I Battaglione - 3ª Compagnia

nato a CANTU' - Como  15.12.1915

Deceduto in prigionia il 18.4.1943 presso il Campo 188 – di Tambov - Тамбов


nota: TAMBOV Regione omonima situata a sud-est di Mosca, II lager 188 – uno dei più grandi con capienza di 16,000 uomini - si trovava nei pressi del sobborgo di Rada,

Vi furono concentrati gli appartenenti alle Divisioni Alpine. catturati nella seconda metà di gennaio del 1943,

Morirono in 8.197 ai quali si devono aggiungere i 998 morti nei due lazzaretti 3482 e 2599

 


Renzo Mosconi: uno dei tanti

Insolito il silenzio.

Poi, aperta la finestra, lo splendore della piazza Roma innevata.

Il tempo di infilarsi un golf. Di preparare la macchina fotografica.

Ecco, ora ci sono gli spalatori sotto gli alberi; uno spazzaneve trainato da due cavalli apre un varco proprio sotto casa. Mai vista una nevicata così.

Più tardi qualcuno dirà: «70 centimetri!». È il 14 dicembre del 1935.

Renzo ha  vent’anni giusti ( li compirà il giorno dopo). Fa il fotografo. In estate frequenta con gli amici la Como Nuoto. Va in montagna, in battello, ha il brevetto di pilota di alianti. Quando arriva la fiera di Pasqua si cimenta al tiro a segno e riesce a far centro.

E contento di abitare a Como con il lago quasi fuori casa, le montagne intorno.

Di andare alla domenica al Crotto del Nino, di raccogliere  narcisi, di avere una sorella che canta nel coro  della chiesa di san Giacomo.

Di chiamarsi Renzo. Mosconi di cognome. Di avere un buona macchina fotografica.

Ha lavorato  nello studio Mandelli. Collaborerà più avanti con il fotografo Mazzoletti, con Bernasconi a Ponte Chiasso.  Passano gli anni. Neppure tanti, a pensarci.

Scoppia la guerra (no, le guerre vengono decise anche se qualcuno finge che scoppino proprio come una bolla di sapone troppo tesa).

A Renzo tocca partire.

Renzo Mosconi: 278° Reggimento di Fanteria, primo Battaglione, terza Compagnia.

Ma tanti sono partiti prima di lui e già sono morti chissà dove, chissà come.

Nell’estate del ‘42 è in Valtellina, a Tirano, a Grosotto. Sembra di essere ancora vicini a casa.  Le poste, rassicuranti, funzionano.  Le lettere vanno e vengono: fra le montagne  si fanno belle foto ; la sorella Luigia (ora così distratta ) deve essersi innamorata. Forse si riesce a fare anche una scappata a casa… il fratello Carletto è a Pola.

No, ci si sposta Bergamo; il cibo è scarso  ( non è come in Valtellina) e bisogna andare in trattoria e la mamma da Como raccomanda: «Se trovi da mangiare polenta, mangiane anche per noi». A Bergamo, terra di polenta,  non succede granché. Bisogna solo aspettare.

Poi arriva il giorno della partenza “vera” per il fronte che non si sa bene dove sia, ma certo è fuori dal mondo; il suo almeno: Trento, Bolzano,  si passa il Brennero; Vienna. È ottobre e si attraversa la Polonia che è tutta un tripudio di colori con una nebbiolina leggera  impigliata agli alberi delle foreste. Poi l’Ucraina, Leopoli. La tradotta trascina lontano:  paesi e città intravisti dal finestrino. Scrive a casa delle lunghe ore svogliate; dice che si trova bene, lo hanno sistemato in una fabbrica, poi in una scuola con buone stufe. Ora  le lettere  non  sempre arrivano o arrivano a gruppi. Le sue, a volte, tornano indietro. È un gran scrivere di come spedire la corrispondenza perché arrivi sicuramente, presto:  “ Io ho scritto e voi quando avete scritto?”. Ma basta per sentirsi vivi, per sentirsi famiglia. Sarebbe bello ricevere notizie di Como tramite “La Provincia”; sarebbe bello avere la “Settimana Enigmistica”, giusto per passare il tempo, perché alle 16 è già buio e alle 18 ci si corica. Poi rinuncia anche a questi piccoli sogni, perché i giornali si perdono per strada; inutile buttare i soldi. Anzi i soldi della paga li manda a casa: «Fatevi qualche bella mangiatina in mio onore» perché tanto «in questi posti deserti» non si potrebbe comprare nulla.

A dicembre si comincia presto con gli auguri natalizi, non si sa mai.

«Sono in casa di russi e si vive e si mangia insieme; in più abbiamo il nostro rancio, però in compenso abbiamo preso tanti pidocchi». Ora si fa caccia grossa (di pidocchi).

Per il resto non succede niente in quel paese; vien giù la neve, ma non è troppo freddo.  Natale sarà un giorno qualsiasi. Ogni tanto ci si sposta, marciando nella neve. «Siamo in Russia e non abbiamo fatto altro che camminare…. La nostra Divisione la chiamano divisione Brambilla». Incarica la sorella di spedirgli  immaginette sacre per i russi che le chiedono  insistentemente.

Poi il silenzio. Le lettere ora sono quelle di amici che cercano, a loro volta, notizie.

Renzo non torna. Sembra sparito in turbinio di neve. Senza lasciare orme.

Nel novembre 1993 arriva una lettera. L’Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia comunica che si hanno notizie: Renzo, fatto prigioniero dai Russi, scomparso  il 31 gennaio 1943, è morto il 18 aprile  dello stesso anno in campo di concentramento a Tambov…

Testo di Anna Girola


3ª Compagnia del 278° Reggimento della Divisione Vicenza

La 3ª Compagnia del 278° Reggimento della Divisione Vicenza, al fronte russo era comandata dal Capitano Mario ZANINI (Catturato probabilmente a Warwarowska e disperso il 31.3.43 in località non nota) ed era inquadrata nel I Battaglione al comando del Maggiore Michele CAMPANELLA (Deceduto il 3.3.43 in prigionia, campo 74 di Oranki -Оранки. Il Tenente Dante MASTRONARDI è stato il Vicecomandante della Compagnia ed   al rientro dalla prigionia il 23.4.1946 dal Campo 160 di Susdal – Суздаль ha rilasciato una nota nella quale ripercorre le fasi del ripiegamento del suo reparto ed è l’unica traccia di cui si è a conoscenza sulla sorte della 3ª Compagnia di cui a seguire una sintesi:

 "….il mio reparto era in secondo scaglione sul fronte del Don, dietro al Battaglione Vestone del 6° Reggimento Alpini. Il giorno 17.1.1943 alle ore 17 fu dato l’ordine di ripiegamento dal Comandante di Battaglione Maggiore Campanella, in seguito ad ordini superiori. I russi con puntate di carri armati che erano già il pomeriggio del 16.1.1943 a Rossosh al nostro fianco destro ed a tergo ed il 24 erano già a Valujki, che seppi essere la meta della nostra ritirata e luogo di riordinamento dei reparti per successivo impiego.  Durante tutta la ritirata   i combattimenti si susseguivano frequenti, noi Ufficiali eravamo completamente all’oscuro di tutta la situazione.

A Warwarovka   trovammo la strada sbarrata per Valujki dove ci si doveva recare dietro ordine del Comandante di Divisione, Generale Pascolini. Dopo il breve, ma cruento combattimento che si accese, dovemmo cedere di fronte alla stragrande superiorità numerica del nemico che disponeva di forze corazzate, alle quali non avevamo armi adeguate da contrapporre. Il Comandante Romeres pertanto dette ordine di resa.

Il freddo intensissimo di una settimana di marce forzate influì non poco sul fisico e sul morale della truppa, presa anche di scoramento."

 

(sintesi del verbale del Ten. Dante Mastronardi rilasciato in data 11 febbraio 1947 - tratto dal fondo M-9 – USSME)

Ecco la breve sintesi di come si suppone si sia compiuto il destino di Renzo, già Aviere della Regia Aeronautica ma incorporato nella Divisione Vicenza in Fanteria probabilmente per qualche sua particolare specializzazione, forse perché fotografo professionista.

Renzo probabilmente è stato catturato a Warwarovka dopo la resa del Reggimento e con esso della 3ª Compagnia del I Battaglione. Dopo il forzato trasferimento a piedi (marcia del davaj) ed in treno chiuso in un vagone bestiame per giorni al freddo, anche il suo giovane fisico non resse agli stenti ed alle malattie nel campo 188 – di Tambov – Тамбов  il 18 aprile 1943. Ora riposa in una località piena di betulle assieme a più di 9000 soldati italiani che come lui sono ancora ricordati in patria da nipoti che li hanno conosciuti dai racconti di famiglia.

 Testo del Comitato Divisione Vicenza

156° Divisione Vicenza
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156° Divisione Fanteria Vicenza