Caporale della Sussistenza Mario TERZAGHI

di Lino e Giuseppina Garbagnati

256ª Squadra Panettieri Forni Weiss – Divisione Vicenza

nato a Brembio - Lodi  26.01.1922

Disperso il 31.1.1943 in località non nota

 

Vi racconto la storia di mio zio Mario disperso in Russia nel gennaio del 1943.

Mio zio ieri avrebbe compiuto 100 anni ... ma non è arrivato al suo 21esimo compleanno perchè di lui si sono perse le tracce tra il 16 ed il 17 gennaio del 43.

Il disperso non ti dà pace perchè il dubbio che possa essere ancora vivo non ti abbandona ... tu non hai una certezza sulla sua sorte e questo ti tormenta per tutta la vita. Ho visto mia mamma piangere per tutta la sua vita, alcune volte diceva  "magari è vivo è stato ferito ed ha perso la memoria". Dalle ricerche che ho fatto in questi ultimi anni è emerso che mio zio è quasi sicuramente morto dal freddo nella neve a -40 gradi durante la ritirata, si è addormentato sfinito dalla stanchezza, dalla fame e dal freddo... che brutta fine poveri ragazzi.

Credo che il non sapere sia la cosa peggiore, non ti puoi mettere il cuore in pace ... povera mamma, bruttissimo vivere così. 

Mi chiamo Zoppi Lina sono la nipote del soldato Terzaghi Mario.

Mio zio Mario era il fratello di mia madre Teresa Terzaghi (in famiglia chiamata Gina) nata a Brembio il 22.05.1923 morta nel 2010.

La famiglia di mia madre era composta da un altro fratello nato nel 1926 di nome Ettore (morto nel 2021) e una sorella nata nel 1932 di nome Piera ancora in vita.

Mia mamma e mio zio Mario avevano 16 mesi di differenza, sono nati in una cascina vicino a Brembio (un tempo era provincia di Milano ora la provincia è Lodi), la cascina si chiama la Ca Del Parto, a quell’epoca i miei nonni avevano una trattoria che gestivano. Poi si sono trasferiti a Brembio, un piccolo paesino nella campagna lodigiana, dove i miei nonni hanno avviato una piccola attività, una cantina sociale, producevano, imbottigliavano e vendevano il vino.

Mia mamma mi raccontava che durante la vendemmia lei e suo fratello Mario partecipavano alla raccolta dell’uva nelle vigne nel Oltrepò Pavese: un po’ la raccoglievano e una bel po’ se la mangiavano, tant’è che alla fine della vendemmia lei e suo fratello Mario pesavano sempre qualche kilo in più , i miei nonni li sgridavano perché l’uva andava raccolta per essere pigiata e non dovevano mangiarla.  Dopo la raccolta si dedicavano alla pigiatura dell’uva che avveniva nel cortile di casa loro. C’erano dei grandi mastelli di legno dove mettevano l’uva e loro andavano a pigiarla con i piedi, per entrambi era un grande divertimento, suo fratello Mario la faceva sempre cadere con il sedere nel mastello e lei si sporcava tutta, mia mamma mi diceva che i piedi gli rimanevano neri per settimane.  Mia mamma ricordava spesso il periodo della vendemmia.

Mia mamma diceva che suo fratello Mario era un tipo molto allegro e scherzoso lo definiva “un cumedion” (nel dialetto lodigiano) le faceva sempre i dispetti, e una volta le ha dato una spinta e lei è finita in un piccolo fosso che confinava con casa loro, insomma era veramente un tipo molto allegro.

Dopo la vendemmia a 13/14 anni mio Zio Mario è stato mandato da mio nonno a Milano a lavorare. Faceva il garzone in un panificio di alcuni parenti, andava con la bicicletta dotata di un enorme cesto a portare il pane a domicilio, a volte cadeva con la bicicletta e il pane finiva per terra e i suoi padroni lo sgridavano, però si trovava bene. Dopo alcuni mesi, siccome questi parenti lo pagavano poco ha cambiato panificio, con questi altri padroni si trovava bene e lo trattavano bene. Era contento di mandare tutte le settimane i soldi a casa per aiutare la sua famiglia.

Mio zio Mario andava a casa solo alla domenica perché era l’unico giorno di riposo, ma mio nonno tutte le settimane andava un giorno (il mercoledì) a trovarlo perché mio nonno vendeva il vino e andava a Milano dai suoi clienti a prendere gli ordini.

A Milano abitavano tanti parenti della famiglia di mia mamma e mio zio Mario andava sempre a trovarli appena aveva qualche ora libera perché gli offrivano sempre qualcosa di buono, era ben voluto da tutti.

Mia zia Piera che essendo la più piccola era ancora una bambina, mi ha raccontato che mio Zio Mario prima di partire per il militare aveva una fidanzatina, una ragazza di Brembio e, con la scusa di portare sua sorella Piera a fare un giro, la caricava sulla canna della bicicletta e andava a trovare questa ragazza e che ogni tanto le dava qualche bacetto, ma lei era una bambina e non capiva molto cosa stesse facendo.

Mia mamma e mia zia lo hanno sempre descritto come un bel ragazzo, molto simpatico e molto legato a tutti i parenti.

Aveva anche tanti amici a Brembio, tante persone anziane lo ricordano e mi dicono tutti che era un bravo ragazzo.

Quando sono andata a Milano al Archivio di Stato ho trovato il foglio Matricolare dove c’è scritto data presunta di morte 31.01.1943, ho trovato il verbale di irreperibilità e dei documenti di mio nonno che aveva fatto una serie di ricerche per capire cosa fosse accaduto al figlio.

La famiglia di mia mamma è caduta nella disperazione totale per il non ritorno dal fronte Russo di Mario, mia nonna  ha sempre sperato che fosse in vita … magari è stato ferito e non si ricorda più chi è ma si è fatto una famiglia la…. Figuriamoci. Mia zia Piera dice che mia nonna al pomeriggio andava sempre in camera sua a fare  i mestieri e che la trovava sempre seduta sul letto con le lettere di Mario in mano e intanto che le rileggeva piangeva, piangeva tutti i giorni.

Mia Mamma ha chiamato mio fratello Piermario, mio zio Ettore ha chiamato suo figlio Gianmario e mia zia Piera ha chiamato suo figlio Mauro, in comune (con qualche sfumatura) non hanno avuto la stessa fantasia ma lo stesso dolore che li ha portati a ricordare il loro adorato fratello scomparso nel gelo della terra Russa mandato al macello chissà per quale assurdità.

Lina


ALCUNE INFORMAZIONI RELATIVE AI FORNI ROTATIVI MODELLO WEISS

I Forni Weiss sono dei forni trasportabili via camion smontati sul pianale degli SPA 38 (definiti carreggiati), via traino agganciati ad un camion (definiti rotabili) oppure le parti smontate trasportate a dorso di mulo con le Salmerie (definiti someggiati). Non disponendo la 256ª Squadra di muli si presume fossero comunque carreggiati o rotabili.

Una delle caratteristiche era che potevano cucinare anche durante il trasporto se “rotabili”.

Ogni forno poteva cuocere fino a duemila pagnotte al giorno con 18 infornate quotidiane di pane fino al massimo di 20 di pani da 750 grammi.

La quantità assegnata in ordinamento per Divisione era di 10 Forni WEISS, tuttavia non si conosce il numero di Forni presenti nella Divisione Vicenza.  

Ogni Squadra forno prevedeva 1 graduato panettiere caposquadra, 2 soldati panettieri impastatori, 2 soldati serventi al forno, 2 soldati serventi per operazioni accessorie.

Su quel fronte vi sono state diverse difficoltà nella produzione del pane: innanzitutto l'approvvigionamento in loco della farina non è stato sempre facile, quindi le avversità climatiche della stagione invernale non hanno sempre permesso di portare a termine tutte le infornate programmate; anche la qualità dell'acqua non è stata ottimale come anche la lievitazione.

Il personale delle Squadre Forni Weiss operava sempre nelle retrovie anche per il fatto di essere facilmente individuabili per la produzione di fumo, quindi in genere è meno soggetto ai pericoli del fronte.  

(Comitato Divisione Vicenza con il contributo di Samuel Rimoldi ed Italo Cati)


ALCUNI DATI RELATIVI LA 256ª SQUADRA PANETTIERI CON FORNI ROTATIVI MODELLO WEISS

 

12 giugno 1942 viene emanato il documento per la costituzione di elementi per il completamento della Divisione Vicenza:

 “A far data del 1° luglio si dispone la costituzione la 256ª Squadra Panettieri con forni rotativi modello WEISS dal Centro mobilitazione di Milano 3ᵃ Compagnia”.

Previsto in dotazione 1 autocarro L/39 ed all’occorrenza il supporto del Drappello Automobilistico.

L’ organico al 16.11.1942 è di 2 ufficiali e 156 uomini tra sottufficiali, graduati e militari di truppa.

Il trasferimento al fronte orientale avviene alla fine di settembre 1943.

In ottobre la squadra opera a Kupiansk, zona di arrivo ed il 4 dicembre a Rossosh.

Con lo schieramento al 12 dicembre si trova a Podgornoje, poi probabilmente a Ssaprina.

Il Tenente Alcide Bolzoni, unico ufficiale sopravvissuto della 256ª Squadra Panettieri Forni WEISS, racconta nella sua relazione rilasciata nel 1946 che il 17 gennaio 1943 il ripiegamento è iniziato alle ore 17 circa al seguito ed agli ordini del Tenente Colonnello Giuseppe Mulattieri, Comandante a Ssaprina del  Sottosettore Sud denominato “Mulattieri”.  Con la colonna, aggiunge di aver raggiunto a Podgornoje il Quartier Generale della Divisione Vicenza e da li aver proseguito al seguito il ripiegamento fino al giorno 25 gennaio data nella quale venne ferito alla gamba destra. Nonostante ciò la marcia della 256ª Squadra condotta dal suo comandante il Tenente Arrigoni verso Valuikj. Vennero poi catturati il giorno 28 gennaio a Nikitowka.

I Caduti della 256ª Squadra Panettieri forni WEISS sono stati 124 di cui 1 ufficiale.

Di questi 102 in località non note e 22 in prigionia.

Rientrarono dalla Russia 31 uomini di cui 1 ufficiale.

I due ufficiali della 256ª Squadra Panettieri Forni Weiss erano:

il Tenente del Commissariato Luigi Mario ARRIGONI di Milano, Comandante della Squadra, catturato il 28.1.1943 a, Nikitowka – Никитовка e successivamente deceduto in prigionia il 15.1.1944 Ospedale. 5379 - Viet Luzki - Ветлужский

ed il Tenente della Sussistenza Alcide BOLZONI di Guardamiglio – Lodi, catturato il 28.1.1943 a Nikitowka - Никитовка e rientrato dopo la prigionia nel 1946 dal Campo 160 di Susdal - Суздаль

(Comitato Divisione Vicenza)

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