Caporale Salvatore MARTIGNANI

II / 277° Reggimento, 8ª Compagnia (Armi di accompagnamento)

di Ugo e Giuseppina Migli

nato a Bologna 2.12.1922

disperso il 31.1.1943 in località non nota


Questa storia non è stata scritta da un parente del soldato ma abbiamo voluto condividerla assieme, io Mauro e Siriana. E’ un racconto molto difficile da poter argomentare ecco perché il contributo della splendida penna della professoressa Siriana Giannone, riescono a dare un’anima al racconto, mentre il mio contributo è quello di cercare, per quanto possibile, di ricostruire la vicenda dell’8ª Compagnia  del  277° Reggimento. Tutto è iniziato con un acquisto su e-bay.

Non manca occasione che visitando mercatini o facendo attenzione a vendite in internet, mi imbatta in qualche ricordo o cimelio riferito alla Divisione di Fanteria 156 Vicenza. Naturalmente non esito a comperarlo, comprensibilmente per poter accrescere l’archivio che conservo a memoria di tutti coloro che vissero l’epopea dei suoi reparti.

In internet ho battuto un’asta e mi sono aggiudicato una cartolina postale spedita da Bologna Ferrovia l’ 1 aprile 1943 ed indirizzata al Caporale Salvatore MARTIGNANI  presso il II Battaglione del  277° Reggimento , 8ª Compagnia, Posta Militare (P.M.) 156. La particolarità era che vi era stampato sopra il timbro AL MITTENTE !  Una particolarità la vendita era evidenziata per il timbro postale ed il tipo di biglietto, non per il suo contenuto.

 

Ricevuta da venditore, ne ho scoperto il testo della lettera e sinceramente confesso il senso di tristezza che ne ho provato leggendo le righe e comprendendo purtroppo il perché di quel timbro AL MITTENTE, infatti il destinatario ormai era Caduto e Disperso al Fronte Russo e pertanto non reperibile alla posta.

 

La lettera era stata scritta dalla sorella, lamentando di non avere più notizie da mesi.

Il Caporale Salvatore MARTIGNANI di Bologna era nato il 2 dicembre 1922, dunque appena ventunenne all’epoca, era inquadrato nell’ 8ª Compagnia (Armi di accompagnamento) del II Battaglione del 277° Reggimento di Fanteria della Divisione Vicenza.

La sua sorte comune a quella dei soldati dell’8ᵃ Compagnia del II Battaglione 277°, è probabilmente racchiusa nei fatti d’ arme del 23 e 24 gennaio 1943 di Scheljakino (Селякино) e Varvarovka (Варваровка) allorchè alcuni reparti del II Battaglione che si trovavano in testa alla Divisione furono sopraffatti nelle rispettive violentissime battaglie. Del II Battaglione del 277° si salvarono tuttavia alcuni reparti in coda alla Divisione che riuscirono a raggiungere la colonna della Tridentina.

Dai dati conservati in archivio, sempre dell’8ª Compagnia (Armi di accompagnamento) del II Battaglione del 277° Reggimento siamo riusciti ad individuare altri nominativi, alcuni tra i Caditi e Dispersi, altri tra elenchi di Veterani.

CADUTI E DISPERSI, tutti con data di dispersione 31 gennaio 1943 in località non nota, una data naturalmente convenzionalmente simbolica che purtroppo accomuna migliaia di soldati dell’ARMIR:

S.Ten. Renato GREGO (GRECO), cl. 26.5.1911 (da Trieste)

C.le Magg. Sebastiano TORRISI di Angelo, cl. 15.4.1914 (da Acireale – Catania)

Fante Renzo BALESTRAZZI di Mose', cl. 17.7.1914 (da Fontanellato – Parma)

Fante Mario BASSO di Giuseppe e Giuseppina Palaniu cl. 2.9.1912 (da Cessalto – TV)

VETERANI RIENTRATI DALLA PRIGIONIA

Fante   Francesco MAZZARA di Palermo

Fante Michele MATRANGA di Palermo

Fante Giuseppe MARCOLINI di Pesaro

Fante Giuseppe MANOGLIA di Matera

Fante Vito MAGARETTI di Foggia

Fante Francesco BORIELLO di Napoli

Fante Biagio APICE di Napoli

Fante Francesco BALLABIO di Milano

VETERANO RIMPATRIATO DOPO LA RITIRATA

Fante Pierino BRIZZI di cui non si conosce la località di provenienza

 

DOCUMENTI

Di Renzo Balestrazzi vi sono alcuni cimeli, la foto ed una testimonianza scritta dalla nipote.

Di Renato Grego, Francesco Ballabio, Giuseppe Marcolini e Michele Matranga, si dispone della foto.

Di Sebastiano Torrisi si conserva una cartolina militare a lui indirizzata da un amico

A ricordo di Salvatore MARTIGNANI e per affinità a tutti gli appartenenti all’ 8ᵃ Compagnia e con profondo rispetto per le loro famiglie, ho ritenuto di riportare il testo della cartolina Postale respinta AL MITTENTE, per significare quanto fosse doloroso vivere in Patria  quei momenti nell’attesa infinita aggrappati alla speranza di qualche notizia che ancora oggi a distanza di anni, molti congiunti desidererebbero ricevere e di seguito, come premesso, viene riportato il pensiero di Siriana Giannone Malavita che senz’altro rendono comprensibile la tragicità del messaggio.

 

Cartolina Postale per il Caporale Salvatore MARTIGNANI

Divisione Vicenza

277° Reggimento

II Battaglione

8ª Compagnia

Posta Militare (P.M.) 156

 

Li, 1-4-1943 – Bologna

 Adorato fratellino ogni settimana ti invio sempre nostre notizie, in attesa sempre delle tue che è dal 7 gennaio l’ultima tua, è già 2 mesi e 23 giorni senza la tua cara posta che l’attendiamo con tanta ansia e desiderio.

Ti ricordiamo giorno e notte, siamo fiduciosi che tu ritorni sano e salvo fra noi che ti vogliamo tanto bene, dolce fratellino tu sei il paradiso dei nostri occhi, tu sei la gioia del nostro cuore, tu sei l’eterno sole della nostra vita. Ritorna dalla nostra dolce mammina che ti chiama sempre, dal tuo babbo dal tuo fratello che pianger sempre, dalla tua sorella che ti vuole tanto bene, che ti rifà tante affettuosità e carezze, ritorna a sorriderci e a cantare, da quando sei partito per la vita militare la nostra casa è rimasta un deserto, ed ora che siamo privi di tue notizie, siamo più fragili.

Michele parte questa sera è stato a casa 4 giorni di licenza è a Trieste perché è stato ammalato.

Gino Morelli arriva a Bologna domani notte dopo 20 giorni di assenza e tu fratellino quando ritornerai ? speriamo presto.

Iddio buono ti avrà aiutato certamente, sei tanto buono, chissà quanti sacrifici e privazioni avrai fatto.

Ti mando i miei sinceri auguri, saluti arrivederci a presto con un forte abbraccio, baci,  baci,  tua sorella che ti ricorda sempre, nostalgia mamma e babbo

 

Mi soffermo su ogni parola. Non posso fare altrimenti: ho gli occhi pieni di lacrime e non so andare avanti senza doverli asciugare.

Mauro, mi ha raccontato di aver partecipato ad un’asta online per una cartolina spedita da Bologna Ferrovia l’1 aprile del 1943 ed indirizzata al Caporale Salvatore Martignani, presso il II Battaglione del 277° Reggimento, 8ª Compagnia, Posta Militare (P.M.) 156.

Abbiamo parlato tanto Mauro ed io, parlato di musica e di guerra, dei ragazzi mai più tornati dalla Russia e delle loro famiglie che li hanno aspettati per tutta la vita qui in Italia: non sono numeri neanche per lui quei ragazzi, non possono esserlo.

Guardo il materiale che mi ha inviato, osservo le date. Rimango sgomenta: la sorella di Salvatore gli scrive il 1° aprile del 1943, il battaglione di Salvatore era stato spazzato via a fine gennaio, tra Scheljakino o a Varvarovka, Salvatore - molto probabilmente - a quella data era morto da oltre due mesi.

Guardo di nuovo quella cartolina. C’è stampato un timbro, c’è scritto AL MITTENTE. È un timbro dalle dimensioni terribilmente grandi, a stampatello, che se lo guardi oltre la scritta stessa quei caratteri sembrano giganteschi. Quel timbro è il marchio del dolore, quella scritta è il contrassegno della fine. Quel timbro è solo il preludio della prossima cartolina: a quel AL MITTENTE seguirà un Verbale di Irreperibilità, seguiranno le lacrime di Giuseppina Miglie, la sua mamma,  le rughe dello strazio compariranno sulla fronte di Ugo, quei genitori che avevano tanta nostalgia del figliolo inizieranno a morire dentro.

Quella cartolina tornata al mittente non è che l’inizio del calvario di centinaia di migliaia di famiglie, il lento inizio di un lutto immane, spropositato, mai accettato, ricacciato via dalla speranza di un ritorno.

È l’inizio del lungo addio, quello senza fine, senza funerale, senza sepoltura. 

Salvatore non risponderà mai a quella lettera. Salvatore non tornerà mai a sorridere con la sorella, mai più canterà con “mamma e babbo”.

Non lo sanno ancora, ma quel deserto, quella fragilità esasperata di cui scrive questa ragazza, sarà per sempre.

Salvatore Martignani, nato a Bologna il 2 dicembre 1922, mandato in Russia poco più che ventenne, caporale nell’8° Compagnia (Armi di accompagnamento) del II Battaglione del 277° Reggimento di Fanteria della Divisione Vicenza, s’è perso.

Si è perso con tutto il suo reparto, forse il 23 o il 24 gennaio del ‘43, forse a Scheljakino o a Varvarovka. Forse il 31 gennaio, come hanno scritto nella sua scheda tratta dalla Banca Dati di UNIRR: una data fittizia, arbitraria, una data come tante per altre migliaia di ragazzi dell’ARMIR.

Salvatore, che era per la sua famiglia “il paradiso degli occhi, la gioia del cuore”, non è più che un cumulo di neve insanguinata, un coacervo di carne e lacrime, un eterno ammasso di sogni infranti, di speranze spezzate. Salvatore, “l’eterno sole della vita” della sua famiglia, si è spento sotto i colpi dei russi, annientato nella follia della guerra, una guerra scellerata, scriteriata. Salvatore, “dolce fratellino” di una sorella che non ci lascia conoscere il suo nome, non è più.

Salvatore Martignani era un caporale dell’8° Compagnia del II Battaglione del 277° Reggimento di Fanteria della Divisione Vicenza.

Salvatore Martignani, figlio di Ugo e Giuseppina, era solo un ragazzo di vent’anni mandato a far la guerra in Russia che il 23 o il 24 gennaio del 1943 ha smesso di cantare, di sorridere, nel freddo di Scheljakino o sotto i colpi di mortaio di Varvarovka

Salvatore era solo un ragazzo a cui la sorella aveva mandato una lettera per dirgli che lo amava e che tutti lo aspettavano, che desideravano rivedere il sole nella loro casa, la gioia nelle loro vite.

La lettera è tornata al mittente. Il sole è tramontato.

Salvatore dorme in terra di Russia.

Salvatore non è più.

Siriana Giannone Malavita

 

 

"Sono Siriana. 

Racconto Storie di Storia. 

Sono una persona molto fortunata". 

Ecco, queste tre semplici affermazioni bastano a raccontare tutto di me. Possiamo cambiarne l'ordine, spiegarne le sfumature, ma il concetto rimarrebbe invariato: Sono Siriana, sono una persona molto fortunata perché ho incontrato persone stupende nel mio cammino e loro mi hanno raccontato, fatto leggere, fatto conoscere storie di storia che io racconto. 

Con questo spirito, nell'ottobre 2020, ho deciso di raccontare le storie di chi ha fatto la storia, di chi ne è stato protagonista spesso inconsapevole, e di cui la Storia - quella dei libri e delle aule di scuola - sembra essersi dimenticata. 

Sono microstorie di soldati semplici, ma sono soprattutto storie di figli, mariti, padri, che hanno vissuto l'orrore della guerra, che ne hanno pagato la follia. Sono Storie senza Storia di uomini poco più che ragazzi diventati numeri, elenchi, cifre. 

Ho dato avvio al mio progetto, "La Guerra di Pietro", sulle pagine di un mensile della mia città, Modica, cittadina più a Sud di Tunisi. Di lì a poco "La Guerra di Pietro" ha preso ad essere pubblicato su una rivista letteraria, "Lumie di Sicilia", ed io ho deciso di ampliare i canali di comunicazione creando un canale Youtube per raccontare Storie, per non dimenticare Uomini: La Guerra di Pietro. Storie di Storia.  ( https://www.youtube.com/channel/UCVpcrWtPX5EUlcFXdCiu91Q )

Abbiamo parlato, ci siamo raccontati e lui mi ha mostrato quella lettera, quel timbro. Mi ha spiegato ed illustrato, raccontato e commossa. Ed ho sentito che l'unica cosa che avrei potuto fare per Mauro, il triestino dall'anima straordinariamente sensibile, era scrivere per lui e per Salvatore, per sua sorella e per quei genitori straziati dal dolore. 

Lo dovevo a Mauro. Lo dovevo a Salvatore. 

Ho anche creato un sito nel quale raccolgo i miei articoli ed i video correlati: https://www.laguerradipietro.com/

 

 

 

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