Ten. Cappellano Don Angelo (Gino) SAVELLI

di Luigi e Marta Ghirlandi

162° Ospedale da Campo

nato a Ladino, Casale di Modigliana - Forlì 8.11.1914

Rientrato vivo dopo la Ritirata il 13.2.1943

Deceduto il 9.11.1980


Ho appreso della presenza di Don Angelo nella Divisione Vicenza dall’annuario CAPPELLANI MILITARI  1870 -1970 a cura di Francesco Marchisio ma le notizie relative alla sua vita mi sono state fornite essenzialmente da Gabriele Zelli, storico impegnato alla vita e vicende del forlivese durante la Seconda Guerra Mondiale. Ulteriori notizie sull’impegno come Cappellano Militare infine sono pervenute tramite l’Ordinariato Militare Italiano (Roma) che doverosamente ringrazio per la disponibilità.

Don Angelo Savelli, n° ruolo AS/2/1896 e matricola 33232, figlio di fu Luigi e Marta Ghirlandi, è nato l’8 novembre 1914 a Ladino, in provincia di Forlì, e deceduto il 9 novembre 1980 a Roma il giorno dopo il suo sessantaseiesimo compleanno.

Il 20 luglio del 1942 assume l’incarico di Cappellano Militare presso il Regio Esercito e viene assegnato con il grado assimilato di Tenente all’Ospedale Militare di Padova per essere poi trasferito il 31 agosto al 162° Ospedale da Campo, nel frattempo assegnato alla 156ᵃ Divisione di Fanteria Vicenza con i quali organici partirà per il Fronte Russo l’8 di ottobre.

Dopo una prima permanenza a Kupiansk in Ucraina, il 162° Ospedale da Campo di Don Angelo con il mese di dicembre verrà destinato nella località di Kuleskowka in Russia a sud di Podgornoje da cui inizieranno nei giorni antecedenti il 17 gennaio 1943 le operazioni di ripiegamento dal fronte del Don.

Decisamente determinanti i contributi forniti da Gabriele Zelli (che ringrazio per la disponibilità e collaborazione) sulla vita di Don Angelo, relazioni che nel tempo sono state fatte dall’autore sia nel web che in articoli sulla stampa nel forlivese, l’ultimo e sicuramente quello più completo è il libro, 1943-1944. Cronache di guerra e Resistenza nel cuore della Romagna. Dall'Armistizio alla Liberazione, (Società Editrice Il Ponte Vecchio, Cesena, 2024), scritto in collaborazione con Marco Viroli, dal quale riporterò alcuni passaggi:

Don Angelo in una intervista pubblicata il 15 novembre 1944 dal giornale L’ UNITA’, racconta personalmente la sua storia:

 Dal dicembre 1942 eravamo sul Don. Ho partecipato a tutta la disastrosa ritirata della nostra Armata e posso dire che già da allora i nostri peggiori nemici erano i tedeschi. Non permettevano nemmeno che ci appoggiassimo alle loro slitte. Negavano ai nostri soldati feriti il caffè che essi buttavano via. Mi tolsero delle slitte sulle quali trasportavo i feriti. In testa alle interminabili colonne che ripiegavano erano sempre i tedeschi e in coda gli italiani.  La popolazione russa veramente ci protesse e in ogni modo ci diede assistenza. In particolar modo io, in qualità di sacerdote, ero aiutato e rispettato dalla popolazione… 

Rientrato in patria nel febbraio 1943 Don Angelo viene ricoverato all’Ospedale di Chiavari (GE) per congelamento di secondo grado al piede destro e successivamente viene messo in convalescenza dall’Ospedale di Bologna. L’ 8 settembre mentre si trovava al suo paese di origine, Casale di Modigliana ove era divenuto nel frattempo il Parroco, inizia per Don Angelo Savelli una nuova vicenda di guerra che lo vide protagonista nella sua Romagna con la Resistenza per la quale causa prese subito a lavorare attivamente divenendo nella lotta il presidente del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) di Modigliana (FC).

Nel 1944 la situazione precipita. Racconta don Savelli:

"Il 25 aprile 1944 nascosi nella parrocchia due aviatori americani che si erano salvati lanciandosi col paracadute. Arrivarono i tedeschi e i fascisti. Eseguirono le perquisizioni della Chiesa e della mia abitazione continuamente parlando con irriverenza della religione e del Papa. Non riuscirono a trovare gli aviatori americani ma in casa mi trovarono due "Beretta", un fucile, quattro bombe a mano e dei cimeli di guerra che io conservavo con il consenso dei Carabinieri di Modigliana. La sera, dopo ripetuti insulti e minacce di morte, mi inviarono a Forlì a disposizione delle SS. In carcere fui continuamente ingiuriato e maltrattato. Mi venne negato di recitare il breviario e di celebrare la messa. Mia madre, venuta a trovarmi, fu derisa ed insultata e non le fu concesso di vedermi.

Venni poi scarcerato per insufficienza di prove il 3 giugno e ritornai al mio paese dove venni accolto con grandi manifestazioni di affetto dai miei parrocchiani. Ma le persecuzioni ricominciarono, e nel pomeriggio del 29 settembre vennero a casa sei tedeschi per arrestarmi di nuovo. Riuscii a fuggire e venni inseguito a colpi di fucile. I tedeschi penetrarono nella Chiesa, asportarono tutto ciò che c'era di valore. Ritornarono ancora al paese la domenica seguente e, non avendomi trovato, minacciarono e insultarono la mia vecchia madre colpendola ripetutamente con calci e con pugni. Poi minarono la Chiesa e la casa canonica e la fecero saltare riducendo tutto a un cumulo di macerie. Prima di andare via presero a fucilate l'immagine del S. Padre e del Cuore di Gesù"

Nell’ autunno 1944 Don Savelli riesce a varcare le linee dopo una fuga rocambolesca presentandosi agli Alleati che lo trasferirono a Roma ove prese contatto con L’Esercito del Corpo Nazionale di Liberazione per essere poi reintegrato nel ruolo di Tenente Cappellano Militare il 30 di ottobre. Nel novembre venne assegnato all’ Ospedale Militare Corradini e poi al Regina Elena ed infine nell’ Ospedale n° 46 sempre a Roma. Nel frattempo la guerra era finita, tuttavia Don Angelo mantenne il suo legame con le Forze Armate divenendo Tenente Cappellano presso la C.R.I. (Croce Rossa Italiana) transitando nel 1949 allo S.M.O.M. (Sovrano Militare Ordine di Malta) per poi entrare nella Riserva e nel congedo per limiti di età nel 1980.

Nell’attività di Sacerdote dal 1960 venne nominato Parroco di Santa Maria degli Angeli presso l’Aeroporto intercontinentale di Fiumicino (Roma). Nel 1965 fu nominato Monsignore e nel 1977 Canonico del Capitolo Cattedrale a La Storta nell' Agro romano.

Per le sue attività nel periodo della Resistenza, Don Angelo Savelli venne decorato nel 1948 con una Medaglia di Argento al Valor Militare come partigiano combattente:

 Savelli Don Angelo fu Luigi e di Ghirlandi Marta, da Ladino (Forlì), tenente cappellano, partigiano combattente

“Renitente alle chiamate alle armi da parte di nazifascisti, sabotava i bandi stessi convincendo i giovani a non rispondere all’appello che non era quello della vera Patria. La sua canonica, asilo e rifugio per i perseguitati politici, accolse anche aviatori alleati precipitati con l’apparecchio nel territorio della sua parrocchia. Presidente del locale CLN, organizzava una formazione SAP di cui assumeva il comando guidandola in ardite azioni che fruttarono il recupero di armi e arrecarono sensibili danni al nemico. Soffriva carcere e torture che temprarono il suo animo a proseguire nella lotta che, ottenuta la libertà, continuava a fianco delle avanguardie alleate alle quali si era unito attraverso arditamente le linee nemiche. La sua chiesa fu distrutta dalla rabbia nazifascista e dalle rovine fumanti sprigionò. La scintilla che infiammò gli animi dei suoi fedeli a conseguire la vittoria che aveva saputo preparare – Modigliana, 8 settembre 1934 – aprile 1945”.

Don Angelo Savelli, Monsignore, già Tenente Cappellano Militare del 161° Ospedale da Campo della 156^ Divisione Vicenza, reduce di Russia e Partigiano, si spegne improvvisamente a Roma presso il Politecnico Umberto Primo il 9 novembre 1980, il giorno dopo aver compiuto il sessantaseiesimo compleanno di una vita coraggiosa ed avventurosa nella quale non si è mai risparmiato combattendo sempre.

Mauro Depetroni


LA STORIA DEI CAPPELLANI MILITARI DELLA DIVISIONE VICENZA È DISPONIBILE NELLE MONOGRAFIE DEL NOSTRO SITO:

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