di Giovanni e Maria Deros
161° Ospedale da Campo
nato a Trieste - Residenza Famiglia San Gimino d’Istria -Pola
6.1.1914
Rientrato vivo dopo la Ritirata
Deceduto a Rio de Janeiro (Brasile) nel 1965
RINGRAZIATE IL SIGNORE CHE SONO ANCORA VIVO !
Don Giovanni Tabazin era nato a Trieste il 6 gennaio 1914 ma la sua famiglia risiedeva a San Gimino d’Istria nell’allora Provincia di Pola. Dopo il liceo classico ed il diploma in teologia viene ordinato sacerdote a Trieste il 4 giugno 1939 per poi prendere servizio a Gimino d’Istria dal 1° luglio 1939 come Vicario Parrocchiale Cooperatore.
Nominato Cappellano Militare con il grado assegnato di Tenente, viene inizialmente destinato al Comando Difesa Porto di Trieste il 22 novembre 1942 ma dopo un breve periodo già il 15 dicembre viene trasferito al Centro di Mobilitazione dell’Ospedale Militare di Padova per essere poi inviato al 161° Ospedale da Campo “Vicenza” con l’incarico di sostituire Padre Igino Viali al Fronte Russo. Raggiungerà la sua destinazione poco prima del ripiegamento del Corpo d’Armata Alpino dal quale rientrerà con la colonna della Divisione Tridentina per venire poi rimpatriato: varcherà il Brennero nell’aprile 1943.
L’aver scoperto che Don Giovanni Tabazin è stato uno dei Cappellani Militari della Divisione Vicenza è un fatto del tutto casuale, lo ho appreso dopo aver ricevuto tramite Raffaello Pannacci dell’Università di Perugia (che doverosamente ringrazio per la preziosa collaborazione), il testo di una lettera scritta dalla Posta Militare 156 il 7 marzo 1943 (in Archivio centrale dello Stato - Roma, Ministero dell’Interno, Direzione generale di Pubblica sicurezza, Divisione Affari generali e riservati, Categoria A/5G, busta 30, fascicolo 12): con grande sorpresa scopro dunque che il mittente riportato è il Ten. Capp. TABAZIN Giovanni – Ospedale da Campo n° 161. Con questa lettera Don Tabazin informa la sorella Amelia a – Gimino d’Istria (Pola) – di essere rientrato vivo da un qualcosa di semplicemente terribile, spaventoso.
Mia carissima sorellina!
Il giorno 3 del c. m. sono ritornato al mio corpo, e cioè al mio ospedale, dove ho trovato delle riduzioni spaventose.
Riguardo al rimpatrio nostro, è certo ormai che fra 20 giorni o un mese rientreremo. Se pensate poi che ci vorranno 15 giorni di contumacia, arriverò a fare Pasqua a casa. Però vi prego di non illudervi, perché ciò vi farebbe più male. Ringraziate il Signore che sono ancora vivo, della mia divisione io solo sono vivo dei cappellani militari, ed io perché sono stato aggregato al 2° Artiglieria Alpina. Quello che ho passato è semplicemente terribile, spaventoso. Non ho perduto mai la calma e nei momenti più difficili, il pensiero che a casa mi attendevano, mi dava forza e coraggio. Diversi giorni di accaniti combattimenti come avrete appreso dai giornali, ci aprivano la via bel cerchio che il nemico ci aveva teso. Siamo passati, grazie all’abilità ed al valore delle nostre truppe alpine, ma specialmente perché il Signore ha voluto compiere dei miracoli. Io ho fatto un voto di andare tutti assieme a Padova o a Pompei (a seconda delle disponibilità) e questo lo faremo appena sarò in licenza.
Immagino la vostra ansia nel non ricevere per tanto tempo mie notizie mentre qua nella lontana Russia sono in corso operazioni belliche vastissime. Voglio augurarmi che questa mia vi giunga presto e vi rassereni.
I chilometri che questi miei poveri piedi dovettero fare sono ora esattamente 927. In partenza avessi saputo quanti ne avrei dovuto fare mi sarei spaventato e non mi sarei nemmeno mosso: ora invece constato il miracolo e l’esistenza divina in quanto mi sento ancora forte e in “gamba”. Appena giunto mi sono cambiato e ho potuto così liberarmi dai pidocchi che avevo in abbondanza. Dovete pensare che erano più di quaranta giorni che non mi cambiavo.
Scopro in effetti che Don Tabazin, istriano di origine, era il Cappellano Militare del 161° Ospedale da Campo della Divisione Vicenza, quello diretto dal Capitano Medico dr. Sisto Zancanaro e che, sulla linea del Don, era affiancato al 2° Reggimento di Artiglieria Alpina della Tridentina il reparto dove era come Cappellano Don Gastone Barecchia, il cui Gruppo di Artiglieria Alpina Vicenza si trovava a supporto dei Battaglioni Verona e Valchiese del 6° Alpini. Egli non aveva ancora saputo però che anche Don Angelo Savelli (162° Ospedale da Campo) era uscito vivo dalla sacca. A breve verrà rimpatriato, come era nella speranza espressa alla sorella con la lettera.
Lunedì 22 marzo 1943: il treno con i superstiti della Sanità della Divisione Vicenza è diretto al Campo Contumaciale di Postumia e viene fermato per una sosta a Redipuglia (GO). Scrive il Tenete Marino Marani nel suo diario (Alberto Redaelli (a cura di), Ero un ufficiale della Divisione Vicenza (Russia 1942-1943): l'Agenda del tenente Marani, Ed.Grafo, San Zeno Naviglio (BS), 2024):
il cappellano don Tabazin dell’Ospedale da Campo 161° celebra una messa di ringraziamento (la prima messa in Italia) proprio davanti al monumentale Sacrario dei 100.000 Caduti della 3^ Armata. Dio ha voluto che venissimo in uno dei luoghi più sacri della Patria
Questi i primi riferimenti a Don Tabazin fintanto che non sono pervenute da Roma le documentazioni dell’Ordinariato Militare Italiano (che ringrazio per l’ampia disponibilità dimostrata) dalle quali si apprende che il sacerdote, partendo dall’Ospedale militare di Padova, come scritto in precedenza, era giunto in Russia appena alla fine del dicembre 1942 in sostituzione del Tenente Cappellano Padre Igino Viale rimpatriato poco prima per gravi motivi famigliari (GMF). Dunque Don Giovanni aveva appena preso contatto con il suo reparto, il 161° Ospedale da campo, che il 17 gennaio 1943 si sarebbe visto coinvolgere nelle drammatiche vicende del ripiegamento del Corpo d’Armata Alpino, che come testimoniato nella lettera, si trovò nella colonna del 2° Reggimento di Artiglieria Alpina della Tridentina. Percorse ben 927 chilometri per raggiungere Romny e Gomel in Bielorussia per essere poi rimpatriato con i pochi superstiti della Divisione, varcando la frontiera del Brennero per poi raggiungere il Campo Contumaciale di Postumia.
Con l’8 settembre Don Tabazin perde i contatti con il Regio Esercito ma nel febbraio del 1944 trovandosi nella regione giuliana viene richiamato a Gorizia. L’essere sacerdote e per di più istriano, l’arrivo delle truppe di occupazione di Tito lo costrinse all’esodo dalla sua terra di origine, ormai occupata, in Italia per essere internato nel campo profughi di Bagnoli (NA), allestito per i rifugiati italiani d'Istria e Dalmazia, noto per le condizioni di vita particolarmente precarie.
Sicuramente l’aver vissuto questi anni molto difficili e complessi, la Guerra, la Russia, l’occupazione prima tedesca poi jugoslava nella sua terra ed infine l’essere esule in un capo profughi, sono situazioni che avranno contribuito sicuramente alla sua profonda crisi spirituale, tanto che nel 1947 Giovanni Tabazin, poco più che trentenne ed a nemmeno otto anni dalla sua ordinazione, decide di rinunziare al sacerdozio per poi emigrare nel 1951 in Brasile ove poi lascerà questo mondo a Rio de Janeiro nel 1965.
Mauro Depetroni
LA STORIA DEI CAPPELLANI MILITARI DELLA DIVISIONE VICENZA È DISPONIBILE NELLE MONOGRAFIE DEL NOSTRO SITO: