di Paolo e Maria Prigione
278° Reggimento - Cappellano Militare
nato a Cantalupo, Provincia e Diocesi di Alessandria il 7.6.1910
Catturato a Valuikj e deceduto il 13.2.43, fucilato da una partigiana russa, durante la marcia del davaj in direzione del campo 81 di Krinovaja - Хреновое
Di Padre Giacomo Volante si sono avute le prime notizie proprio grazie a Gianfranco Vignati che lo aveva conosciuto personalmente a Bergamo presso la sede del 278° Reggimento e di lui aveva fornito una bella fotografia scattata con gli ufficiali del Comando alla festa del Reggimento il 24 agosto 1942. Un’altra immagine probabilmente di un Cappellano Militare del 278° Reggimento è giunta dall’archivio della famiglia del Tenente Darven Morselli scattata ancora in Friuli in occasione del giuramento delle reclute alla quota 164 presso il cippo della Brigata Sassari a Castelnuovo del Carso (GO) nel marzo 1942: nell’immagine il sacerdote è immortalato al momento dell’Elevazione, però potrebbe non essere Padre Giacomo in quanto egli giunge al Reggimento nell’agosto 1942. In alcune lettere di soldati del 278° viene comunicato alle famiglie delle messe celebrate al campo, in particolare quella di Natale poi purtroppo si ritrova la testimonianza di don Turla nella quale è narrata la tragica fine del Tenente Cappellano Militare Padre Giacomo Volante.
Testimonianza di Gianfranco Vignati
Personalmente ho conosciuto Padre Giacomo Volante nel periodo fine primavera – inizio estate del 1942, quando ero frequentemente a Bergamo nel periodo delle vacanze scolastiche ( per stare accanto a mio padre Capitano del 278° Reggimanto, inizialmente comandante della Compagnia Mortai 81 e successivamente comandante della Compagnia Comando ) e vedevo Don Volante attento a scrivere le lettere per i soldati del Reggimento che avevano difficoltà nella scrittura. Era dell’Ordine dei Frati (penso Francescani) e vestiva regolarmente il saio francescano, almeno nelle occasioni dei nostri incontri ufficiali.
Nelle lettere del Sottotenente Medico dr. Egidio Picco si ritrova un breve riferimento di Padre Giacomo nella missiva alla famiglia del 24 dicembre 1942, la notte della vigilia di Natale !
Domani finalmente avremo la S.Messa. Pensate che è la prima volta dopo la
partenza da Bergamo che il cappellano del Battaglione (Padre Giacomo Volante) si fa trovare con noi. Vi ho scritto che l’ultima S.Messa ho avuto la combinazione di ascoltarla il giorno dell’Immacolata a Mitrofanowka: questa sarà la seconda dal 2 ottobre a questa parte. Fa male, molto male all’anima e alla mente questo digiuno dall’atto essenziale della nostra fede. Ora che tutti i reparti del Reggimento. Sono vicini speriamo che anche la S.Messa si celebri più di frequente presenti i reparti.
Testimonianza di Don Guido Maurilio Turla
Don Guido Maurilio Turla è stato Cappellano della Divisione Cuneense. Nel libro riporta le sue testimonianze di quanto vissuto in Russia, soprattutto nei vari campi di prigionia ove era interato incontrando anche uomini della Divisione Vicenza. Tra questi il Ten. Cappellano Don Giacomo VOLANTE, Cappellano Militare del 278° Reggimento di cui viene descritta dettagliatamente la sua uccisone nel campo 81 Krinovaja - Хреновое
IL MARTIRIO DI UN CAPPELLANO
Non si da dove siamo, da quanto camminiamo, che giorno sia della settimana. Davaj davaj bystroj ! - via avanti, in fretta! gridano le guardie quando imploriamo un minuto di riposo.
Oggi la scorta ha il cambio: subentra un reparto di giovani e di donne nella sorveglianza. Sono più crudeli. La mattina appresso assume il comando della colonna di prigionieri una ragazza, una partigiana di 17 anni, spregiudicata, si potrebbe dire. Ha poco di femminile e di umano.
È fra noi fino da Valujki, don Giacomo Volante, cappellano del 278° reggimento di fanteria, divisione Vicenza. Già stremato di forze, da un paio di giorni è aiutato da me e da altri compagni pietosi a continuare. Il giovane sacerdote si trascina carponi per un lancinante dolore ai reni, nemmeno le gambe lo sorreggono.
Quella mattina don Volante è in condizioni di non riprendere la marcia. Lo consiglio a fermarsi nel capannone con promessa di restare con lui. Alle prime luci del giorno entrano i partigiani urlando il solito davaj bistroj e percuotono i ritardatari con il calcio del fucile. Nessuno ha forza di reagire e i sorveglianti trovano sadico piacere nel colpirci. Anche don Volante, percosso cade nella neve. Uno della scorta gli ordina brutalmente di alzarsi, nonostante ogni sforzo, il sacerdote rimane a terra. Nessuno può avvicinarsi ad aiutarlo. A risolvere il problema interviene la comandante. Alla presenza di tutta la colonna la giovane imbraccia il mitra e fa partire un colpo. Don Volante ha finito il suo calvario, ha celebrato quella mattina col sangue l’ultima messa. Giace al suolo con la fronte sanguinante, il viso rivolto al cielo, la croce rossa spicca sulla neve. Ha le braccia aperte, quasi ad abbracciare nel suo perdono la belva femminile, che si allontana con un sorriso incosciente sulle labbra. È uno di meno da sorvegliare, la marcia riprende.
(Testo tratto da, Guido Maurilio Turla, 7 RUBLI PER IL CAPPELLANO: CON GLI ALPINI DELLA CUNEENSE SUI CAMPI DI BATTAGLIA E POI NEI CAMPI DI PRIGIONIA RUSSI, Longanesi e C. Ed., Milano, 1970)
LA STORIA DEI CAPPELLANI MILITARI DELLA DIVISIONE VICENZA È DISPONIBILE NELLE MONOGRAFIE DEL NOSTRO SITO: