matricola 10282
di Silvio e Albina Brigato
278° Reggimento – I Battaglione – 4^ Compagnia
Trasferito alla Compagnia Comando di Battaglione
nato a Cavarzere - (VE) 16.4.1922
Rientrato vivo dal ripiegamento dopo il ricovero per congelamento a Karkov
“FACEVA TANTO FREDDO, SPARAVO, NON SO SE HO FATTO DEL MALE A QUALCUNO”
Il Fante Luigi Mutta, mio nonno "Nino" vivrà a Valcerere, piccola località di campagna che si stende tra Adige e Gorzone nel comune di Cavarzere in provincia di Venezia per tutta la sua vita.
Anche lui come molti dei suoi commilitoni nasce nel 1922.
Non ho notizie della sua infanzia ma senza dubbio, come molti in quelle località e in quegli anni, dedicata ai campi e alla vita agricola. Si sposa giovane e parte per la guerra con il dolore di un figlio nato e morto ad un anno e con mia nonna che ne attendeva già un altro.
Dopo la campagna di Russia, rientra in Patria con gravi problemi di congelamento ai piedi che gli valgono il congedo dopo lunghi periodi di convalescenza.
Continuerà la sua vita come uomo pacifico e costantemente impegnato nella sua vita lavorativa. Lavora come mugnaio prima e allevatore di vacche da latte per un lungo periodo. Avrà dopo la guerra altri 4 figli tra cui la mia mamma.
Il ricordo di "Nonno Nino" ora che sono cresciuto e ho potuto approfondire la sua storia, è quella di un uomo fortemente provato fisicamente e mentalmente.
Racconta mia mamma che in famiglia, i vecchi, non volevano che si parlasse di quel triste evento per non evocare brutti ricordi che sicuramente permanevano silenziosi tra i suoi pensieri.
Mia mamma lo ricorda come un uomo a cui piaceva molto chiacchierare, e che quel evitare l'argomento in famiglia forse non è stato un bene.
Racconta ancora mia Mamma:
Noi ragazzini, chiedevamo cosa fosse successo laggiù e la risposta del nonno era sempre quella:
“faceva tanto freddo, sparavo, non so se ho fatto del male a qualcuno, mangiavamo quel che si trovava, patate crude se capitava e i tedeschi erano molto cattivi. Chi cercava di aggrapparsi ai mezzi durante la ritirata, per sfuggire al nemico, veniva colpito...erano cattivi"
Chissà quante altre cose avrebbe voluto e potuto raccontare se fosse stato un adulto a chiederglielo. Sicuramente restava vago con i figli che troppo giovani, non necessitavano di racconti tristi e cruenti.
Tra le cose raccontate alla sorella di quegli eventi, l'aiuto fondamentale di un commilitone di Padova che lo incitò a non mollare quando ad un certo punto della ritirata, aveva deciso di mollare, di lasciarsi morire in quell' inferno bianco. Purtroppo di quella persona non conosco l' identità, so per certo che è venuto spesso a trovarlo a casa.
Ora i familiari più stretti ed anziani che qualcosa potevamo raccontare sono passati a miglior vita e io mi devo accontentare di quel poco che ricordo o che mi hanno raccontato.
Non ritiro' mai la sua medaglia per un anno di guerra e tutto quello che sappiamo in più della sua vita da soldato, è stato scoperto grazie al foglio matricolare.
Morì giovane "Nino", aveva solo sessantanove anni. Una vita nel suo piccolo mondo, accompagnata da mille ricordi dolorosi mai raccontati, da un perenne freddo e dolore ai piedi. Una vita dedicata alla famiglia circondato da persone che lo amavano.
È stato un uomo fortunato a ritornare, più del suo vicino di casa, anche lui partito per la Russia e mai tornato.
Il mio ricordo di lui,è quello di un uomo, di un marito, di un padre e nonno estremamente calmo , buono e dalla smisurata fame, nonostante il viso scarno.
Il nipote Enrico Cappello